da qui a l | essere terra
da qui a là - ovvero - fede, cuore e ragione di un viaggio verso l´Afghanistan. 
 
20.viaggiare ripensato 070616

c’è una posizione che potremmo connotare affine all’ecologia profonda che rifletto sul diritto al turismo, in particolare quello gratuito.

 

viaggiare ripensato

Sono contro i viaggi come valore opulento e inquinante. Se noi andiamo là con spirito di scoperta, cioè con un motivo ed un´esigenza del tutto, per noi, sostenibile, così fanno le politiche estere, gli eserciti, le multinazionali, gli imperialismi e i colonialismi. 

Perché esordire così per parlare di Da qui a là - Viaggio verso l´Afghanistan? Perché è proprio in queste occasioni, quelle quando la nostra attenzione è già vogliosa ed opportunamente orientata che si rischia di creare comunicazione. Per dire che, chi si appresta alla lettura di queste poche righe, ansioso e in cerca di qualche soddisfazione intellettuale ed emozionale, perché sa che si parlerà di terre, di culture, di uomini, di Asia, di Afghanistan, è proprio la persona che meglio può prendere in considerazione un aggiornamento dei valori. È proprio lei che può avviare la ricerca per rispondere ad una "nuova" domanda sulla bontà o meglio innocuità del viaggiare. Ora.

Viaggiare, diritto, turismo, economia, in tempo di decrescita non sono più valori assoluti. sono valori da mettere in discussione. E quando lo facciamo, possiamo anche cogliere che così facendo il miglioramento dello status quo non lo possiamo più delegare ai politici. Dobbiamo farlo noi… un viaggio in meno… una sensibilizzazione in più. 

Da qui a là - Viaggio verso l´Afghanistan aveva tra i suoi scopi anche quello di un´esportazione di un Afghanistan che raramente e solo a piccole dosi arriva davanti ai nostri divani, ai ripiani delle nostre librerie, a occupare spazio nei nostri discorsi, pensieri e immagini.

L´Afghanistan senza conflitto è "Arido, rupestre, desolante. Ancestrale, feudale, scenografico. Generoso, ospitale, accessibile. Monocromatico, variopinto, fotografico." Così scrivevo nell´introduzione de Afghanistan - Fede Cuore Ragione nel tentativo, qui riproposto, di comunicare un Paese dove la frugalità e la forza che essa implica, si mostrano in modo inversamente proporzionale alle condizioni di relativa agiatezza di cui godono - irrinunciabilmente - gli occidentali. Dove subito si comprende quanto una geografia di montagne per l´80 per cento del territorio - giocoforza - obblighi le comunità a esistenze in grande misura isolate, un ottimo primo passo per scoprire un importante perché a proposito della loro storica mancanza di uno stato centrale, un ottimo primo passo per riconoscere che la biografia di quella cultura non è meno importante della nostra. E mancarle di rispetto allora, cercare, con trilioni di dollari, di "fargli capire come davvero devono stare le cose". E lo è considerare l’Afghanistan e qualunque altro Paese come oggetto del diritto alò consumo di turismo che - anche se non ci abbiamo mai riflettuto - crediamo di avere.


 

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