contiguo al vero
gli argomenti, la determinazione e l´autenticità che si respirano nella lettera di dimissioni di Maria Luisa Busi dalla conduzione del telegionale delle 20.00 del TG1, mi sembrano un campione condivisibile. Non tanto per il suo valore culturale e politico, pure apprezzabile, quanto per quello etico. Quella lettera è il seme di Contiguo al vero. Non a caso - almeno nella parte riportata da repubblica.it - è il primo documento ad essere presentato [mlb].  Sono rari i casi in cui qualcuno fa basta. I casi in cui qualcuno rinuncia ad andare oltre il proprio segno in nome del quieto vivere o per quello più spingente dell´interesse personale. Contiguo al vero cercherà di raccogliere quei campioni di autenticità umana che ancora galleggiano in balia della grande corrente dell´opulenza, del consumismo e del profitto come valore prioritario. Ma ci sono morte lungo le rive. E´ lì che si potranno radunare. E´ lì che si potranno organizzare. E´ lì l´appuntamento.
 
10.domandine 130313

 

"Chi sono io" - Il grande mistero della Presenza


Sri Ramana Maharshi ha detto che noi, ognuno di noi, siamo in essenza realmente Jnani (conoscitori della verità), che ci muoviamo con le gambe dell’esteriorizzazione (uscir fuori da sé) e dell’interiorizzazione (entrare nel proprio sé). Tutti noi viviamo sottoposti agli stessi imperativi, ci spingiamo verso la stessa realizzazione.

Senza l’esteriorizzazione non potremmo manifestarci nello specchio della creazione, che consente all’Assoluto di percepire se stesso. L’illuso e l’illuminato sono entrambi “necessari”. L’illuso non può scegliere. Il liberato non sceglie. Poiché non vi è “scelta”. Upadesha Saram descrive il sentiero del “ritorno a casa”. Leggere ed assorbire il suo significato vuol dire ricevere la “sua volontà liberatrice”, la sua Grazia (n. 13). Muruganar Sastri

Nota 13 – In verità Maharshi considerava ogni cosa come Grazia Divina. Allorché un suo devoto, Devaraja Mudaliar, si lamentò di alcuni fatti che disturbavano la sua quiete mentale e domandò se tali problemi significavano che Maharshi aveva ritirato il flusso della sua grazia, il Maharshi rispose: “Tu compagno pazzariello, i problemi o la mancanza di pace vengono solo a causa della Grazia” (Recollections, pag. 113).

……………….

Riflessioni sul testo:

Allorché Maharshi afferma che tutti sono Jnani evidentemente fonda tale affermazione nella coscienza Advaita (non duale) in cui esiste solo l’Uno senza un due, per cui ognuno di noi è considerato la manifestazione di quell’Uno e non può essere altri che Quello.

Ramana specifica ulteriormente che nel gioco della Coscienza l’Uno si proietta nel riflesso della mente e si percepisce come separato – questo processo è definito esteriorizzazione- ma allo stesso tempo sempre è in atto la spinta inversa all’interiorizzazione (ovvero del consapevole ritorno all’Unità primigenia).

Alcuni aspetti dello stesso Uno (che definiamo entità o persone) si manifestano come “illusi”, altri come “illuminati” -così appare nello specchio della mente- per espletare la “commedia” della creazione. Usando le parole stesse del Maharshi “consente all’Uno di percepire se stesso”. Il che significa che ai fini del gioco cosmico le parti antagoniste (gli opposti) sono necessarie.

L’ignorante non può scegliere, afferma il saggio, perché sospinto da una volontà, da una forza misteriosa in lui riposta che lo muove secondo le predisposizioni e qualità incarnate, una sorta di agire automatico che ha però la parvenza della manovra volontaria, derivante dalla sensazione che noi definiamo “libera scelta”. Ma pur essendo apparentemente risultato del nostro “arbitrio” l’azione compiuta e le sue conseguenze, sono in verità una semplice proiezione della forza energetica dell’Uno (Shakti).

Il conoscitore dell’Uno (Jnani), che è l’Uno stesso in Coscienza, e quindi aldilà di ogni senso di limitazione, e privo della nozione di “meglio” o “peggio” “giusto” o “sbagliato”, non sceglie, ed in effetti cosa e come potrebbe scegliere se è lui stesso presente in ogni cosa?

Il problema dell’incongruenza di tali affermazioni è solo nella mente del “cercatore spirituale”, il quale viene “invitato” ad esercitare disciplina ed autocontrollo per compiere il “ritorno a casa”, egli perciò ritiene che le opere, le pratiche, da lui portate a termine siano funzionali a quel “ritorno”, in effetti son solo “un segnale” del ritorno ed assolutamente non propedeutiche ad esso.

E poi definirlo “ritorno” è alquanto fuorviante –essendo un termine adatto alla mente duale che ritiene di concludere un percorso- infatti come si può “tornare” a ciò che si è sempre stati? Ma nella condizione presente non possiamo far a meno, utilizzando il linguaggio che è una forma di condivisione e comunicazione nella dualità, di esprimerci “assurdamente”….

Resta il fatto che la consapevolezza non duale del Jnani, essendo incomunicabile a parole, può essere trasmessa solo in forma di “grazia” (noi diremmo anche “amore” o “compassione”), tale Grazia è la costante e reale natura dell’Uno quindi non può esserne mai interrotto il flusso.

Lo stato del Jnani, e la Grazia da lui emanata, non è dispensazione o favore dall’Uno ai molti… è il semplice permanere nella propria natura, totalmente ed assolutamente Una e perciò indistinguibile, e che non può essere suddivisa in “gradi”. In tal senso la presenza del Jnani viene paragonata alla Presenza Divina. E chiunque entra consapevolmente in quella Presenza in essa viene assorbito e riconosce se stesso.

Questo è il grande mistero della Presenza.

Paolo D’Arpini



130313

Ciao Paolo,

qualche domanda e qualche considerazione, di cui, una fondante. LŽUno può essere inteso alla stregua di Dio ma - e/o - come scopo individuale, cioè come possibile acquisizione umana. Nonostante le eventuali distinzioni tra le due opzioni, in ambo i casi si fa loro riferimento per immaginarne unŽapplicazione terrena, sociale che a loro "corrisponda".  Ciò, se ben intendo, può teoricamente e praticamente avvenire attraverso la consapevolezza condivisa dei nostri Sé, nei quali non faticheremmo a riconoscere lŽUno. a viverlo. A esserlo. LŽ"io" così svanisce. Così pure lŽesteriorizzazione dellŽUno, quindi la Storia. Non era lei dunque a dirci come stanno le cose?


LŽAssoluto che necessità ha di percepire se stesso?

Se Illuso e Illuminato sono necessari, non è questo un attribuire alla Storia la Verità?

Se siamo tutti Jnani e non possiamo essere diversamente, non è questo attribuire Verità alla Storia? Cioè non è attraverso una qualsivoglia biografia che possiamo sostenere che siamo tutti Jnani?

In sostanza, lŽessere è la Storia. Così mi sembra si possa osservare. Così, eventualmente per lŽessere dellŽUno, ammesso si voglia considerare essente lŽUno.


Secondo lŽordine dellŽUno esso si trasmette solo attraverso la Grazia.

Se le pratiche individuali non sono propedeutiche al ritorno, la non pratica - dellŽilluso - ha ragione dŽessere in  quanto diversamente non può fare, pur nel presunto libero arbitrio che ritiene di godere. Come potrà lŽilluso sostenere lŽUno? Se lŽUno non ha necessità di essere sostenuto, perché ha necessità di vedersi riflesso nello specchio dellŽesteriorizzazione?


Gioco cosmico, opposti necessari. 

Se lŽassoluto non ha esigenze perché ha bisogno del gioco cosmico? Di nuovo, perché illuso e illuminato sono necessari?


Se invece la consapevolezza del Sé non comporta lŽaccesso allŽUno ma solo il senso di esso, forse ciò comporta una irrinunciabilità alla Storia, lasciando lŽUno come immanente ma non come essere.


Diversamente lŽaccesso allŽUno, anche solo momentaneamente, non può che avere valore sociale in quanto quellŽesperienza è fonte di spinte storiche al bene. 

Allora, è ancora la Storia allora a dirci la Verità?


Grazie per lŽascolto

lorenzo
 


 

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