fine democrazia
così almeno come ce l´hanno presentata o, quantomeno, come l´abbiamo concepita e finora vissuta, la democrazia non esiste più. Quanto abbiamo creduto contenesse non è stato riscontrato. E’ vero, schiavi e despota non ci sono più - per modo di dire - sempre che tv, informatizzazione, burocrazia e capitalismo non li abbiano egregiamente sostituiti. Corruzione materiale e morale hanno cariato le fondamenta del grande sogno egualitario. (Gli anarchici lo sapevano da mo’). L´incastellatura d’apparenza che ancora regge è abitata dalla politica commerciale che ha come ideali - bene che vada - un progresso legato al Pil e una curva verso l´alto che vorrebbe dimostrare un benessere strettamente vincolato all’accumulo.  Ma c’è un procedere che si avvale del sentire in sede del più rinomato sapere. L’epoca razionalistica, eleggendo a supremo e a dogma la sua verità tecnologica e scientista, sta mostrando il suo inumano limite. Come dice Bauman, nella sua società liquida le appartenenze corrispondono ad interessi sempre più di alta frequenza cioè, edonistici, materialistici, commerciali e di potere. Cioè a dire che i valori “prepolitici” di Massimo Fini non fanno più definitivamente testo, non sono più costituenti della nostra cultura. La democrazia è finita perché inumana da un lato, in quanto prodotto di una concezione razionalistica dell’uomo e anche perché la sua nuce sentimentale, cioè il suo bisogno di lealtà non è più nei nostri opulenti corpi. Ma gli uomini non sono ratione sono sentimenti, carne ed estetica. Da lì creano il razionale, non viceversa.  In questo spazio qualche spunto per dare voce ai nostalgici di umanesimo. 
 
15.la sostanza del mondo 160313

RepubblicaTv ha dedicato ieri, 150413, ampio spazio a Roberto Saviano: un´ampia intervista e la trasmissione della presentazione di ZeroZeroZero presso la libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. 

 

ZeroZeroZero è il suo ultimo libro dedicato al traffico mafioso e alla diffusione del consumo di cocaina. Tra le tante considerazioni possibili, due premono di più. Più una nota conclusiva di tipo olistico.

Una giornalistica

Nell´intervista non gli è stato chiesto qualcosa in merito alle modalità delle ricerche immense che sono la fonte di quanto poi scrive. Vista la dimensione di quanto afferma, visto che fa nomi e cognomi, visto l´importanza sociale dei suoi argomenti e visto che il prodotto finale rischia - come è stato per Gomorra -, di divenire una sorta di punto di riferimento culturale internazionale, troverei interessante anche conoscere qualcosa di più delle fatiche e difficoltà che ha comportato. 

Se Saviano ben argomenta che il cartello mondiale del traffico di cocaina ha la forza economica di mettere alle strette le democrazie, non è forse da chiedersi dov´erano i giornalisti. Parlo di quelli che si occupano di queste inchieste da prima e per più tempo di Saviano.

Una filosofica

L´azione di Saviano è più che d´inchiesta, è più che letteraria, è più che giornalistica è anche emozionale. La sua azione è comunicazione. Ed è questo, come giustamente ci dice, a far paura ai detentori del potere. E´ la diffusa consapevolezza a fare testo. Ben più di quanto non lo faccia l´autore, il fotografo, il denunciante, l´osservatore, il critico o Crozza. Come la pubblicità ripetitiva fa esistere un marchio più di quanto non lo possa fare quella esplosiva.

Dice Saviano che la cocaina è droga sociale soprattutto perché soddisfa l´imperativo sociale di efficienza, socialità, produttività, perché ne riflette e rappresenta lo spirito. Perché quello spirito è parte dell´identità di tutti noi. Il suo inizia con tre pagine di elenco di categorie di individui che abitualmente consumano coca.

Dice che il potere economico implicato nel traffico di cocaina comporta anche - oltre che eserciti privati, collusione con le banche, riciclaggio, rischio per la democrazia - un messaggio dedicato al crescente popolo dei suoi adepti, totalmente vincolato ai valori del denaro e del potere e dell´edonismo. "Se vuoi contare, avere successo, potere, devi avere denaro." Come fanno loro, i controllori del mercato della cocaina. Come facciamo tutti noi, convinti che il capitalismo sia veramente la linea giusta.

E´ di questo ultimo punto che vorrei chiedere a quel genio di Saviano. Quello che in Italia è stato conosciuto dai più, borghesi e popolo, intorno agli anni ´80. Arrivato dopo la stagione della solidarietà. Dopo il periodo di piombo. Fu il periodo dei Paninari. Era "qui la festa". Un rigurgito dedicato al se stessi a mio parere del tutto comprensibile. Visto che immediatamente prima erano trascorsi periodi che non solo ci avevano proiettato anni luce lontani dalla pene della guerra e da quelle del duro dopoguerra, ma anche dall´inaspettato e amato respiro del boom economico. Un rigurgito ricco di argomenti individuali, sociali e storici. Come anticiparlo, evitarlo. Come non amarlo quell´edonismo? Finalmente l´individuo poteva e soprattutto ne aveva i mezzi. 

Ora vediamo il retro della questione. E´ fatto di disumanità, di non partecipazione, di diritto individuale, di attribuzione di responsabilità. Di ambizione come qualità tout court assoluta. Dentro queste logiche si muove anche quella che ha portato a riconoscere in modo via via più diffuso l´arbitrarietà dell´autorità. Se i criminali già si comportavano dimostrando di voler mettersi alla pari con lo Stato, ora, anche una semplice riflessione sociale permette di cogliere l´arbitrarietà di certa istituzione, fosse anche democratica. Anzi, la democrazia stessa, che ha saputo anche deludere molti, è ora la prima a potere essere elencata a favore dell´idea che certe regole possono non essere rispettate. 

Che colpa dare quindi alle menti criminali che altro non fanno che muoversi negli spazi lasciati liberi dal sistema di controllo legalizzato? Non parlo dell´aspetto pratico o politico - per questi è facile stare dalla parte del giusto, del buono - parlo piuttosto dell´aspetto filosofico. Loro è come se si fossero semplicemente emancipati nei confronti del conosciuto. Possibile che quando lo diceva Krishnamurti andava bene e adesso che dimostrano di dirlo loro non funziona più. D´accordo una lo diceva per elevarsi (secondo quale scala?) l´altro lo afferma per elevarsi secondo una scala che tutti conosciamo, almeno dai sistemi sociali dei grandi numeri in poi. Quella del benessere quantitativo, dell´accumulo, del potere sul prossimo. Tutto questo nonostante ci fosse stato un certo Stirner a metterci in allarme facendoci presente che "l´interesse privato è superiore a qualunque ideologia". Coloro che si scandalizzano davanti a tanta amoralità o blasfemia ideologica non hanno che da ripassare la cronaca degli scandali istituzionali e finanziari di questi ultimi tempi capitalistici, oltreché naturalmente ogni azione del crimine organizzato o meno. Senza però escludere il moralistico padre di famiglia che ruba per la fame dei suoi figli, ne il perbenistico marito che solo con le prostitute trova quanto gli serve. Un anarchico psicofilosofico senza alcun peso sociale - se non per quelli come lui - ci viene ora in aiuto per capire gli uomini. Per capire che solo l´assunzione di responsabilità conduce a società umana. Per farci capire che ogni sistema non potrà mai produrre norme, regole e leggi se non idonee alla sopravvivenza del sistema stesso. Ci dice che nella sfera di cristallo del futuro si stanno intravvedendo o intrasentendo anche vibrazioni capaci di esprimere fisionomie di poteri mafiosi. Eserciti privati. Denari in quantità idonea a contrastare l´azione di istituzioni cosiddette legali che da sempre abbiamo concepito come immortali. Futuri possibili. Con una similitudine con quanto già noto: la regola.

E´ ancora Saviano che ci fa presente che loro non rispettano la regola data ma riempiono di regole la struttura antistato che hanno saputo creare. Non solo - e qui c´è una differenza -. Tutti le rispettano, tutti le fanno rispettare. Tutti sanno alla lettera il rischio che corrono in caso vengano meno alla fedeltà data. 

In un certo senso, avendo creato un´organizzazione di alta efficienza, c´è da dire che si siano occupati più loro di stato di quanto non sia accaduto a tutti noi. Diversamente come arrivare a riconoscere come trasgredire e nel contempo come imporne l´alternativa? Come considerarli peggio di quanto la democrazia, il capitalismo, la classe politica, ha saputo offrirci visto che tutti non hanno fatto altro che seguire un solo comandamento in forma di triangolare identità-verità: successo, denaro, potere.

A questo punto la destra, intesa come regime antidemocratico, non è più e solo il nemico politico. E´ prima esigenza delle persone, scaturita, provocata, resa autentica e ineluttabile dalla storia che l´ha provocata. E´ come se tutto fosse pronto per la svolta repressiva o comunque antidemocratica. L´invocazione del presidenzialismo sempre più consistente né è solo una piccola espressione. 

Saviano è preoccupato delle dimensioni del fenomeno mafioso che controlla il mercato della cocaina. Il potere per governare il mondo o una sua parte è vicino. Sarà naturalmente un governo occulto. La mafia ha bisogno della struttura sociale ufficiale per realizzare i suoi commerci. Non a caso infatti cita con veemenza ed enfasi la legalizzazione come unica via d´uscita da un labirinto sempre più esteso e idoneo a fagocitare lo spirito e la vita di molti di noi. Di tutti.

Nota olistica

I due articoli sotto segnalati sono tratti da Internazionale nr 995, 12/18 aprile 2013.

Uno riguarda la democrazia e gli affari delle banche e dei potenti. Possono questi vivere separatamente dalle mafie? E´ sospettabile sospettare possibili loro alleanze?

L´altro riguarda la tendenza alla fine della democrazia anche per via del degrado morale legato all´accumulo di denaro. Con una citazione alla sopravvivenza della democrazia stessa, purché in forma di assunzione della responsabilità. Individuale.

Proprio come dice Saviano. La paura la possiamo fare solo noi. La consapevolezza ci spetta in forma ormai inequivocabile non solo come diritto ma anche come dovere.

 

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