fine democrazia
così almeno come ce l´hanno presentata o, quantomeno, come l´abbiamo concepita e finora vissuta, la democrazia non esiste più. Quanto abbiamo creduto contenesse non è stato riscontrato. E’ vero, schiavi e despota non ci sono più - per modo di dire - sempre che tv, informatizzazione, burocrazia e capitalismo non li abbiano egregiamente sostituiti. Corruzione materiale e morale hanno cariato le fondamenta del grande sogno egualitario. (Gli anarchici lo sapevano da mo’). L´incastellatura d’apparenza che ancora regge è abitata dalla politica commerciale che ha come ideali - bene che vada - un progresso legato al Pil e una curva verso l´alto che vorrebbe dimostrare un benessere strettamente vincolato all’accumulo.  Ma c’è un procedere che si avvale del sentire in sede del più rinomato sapere. L’epoca razionalistica, eleggendo a supremo e a dogma la sua verità tecnologica e scientista, sta mostrando il suo inumano limite. Come dice Bauman, nella sua società liquida le appartenenze corrispondono ad interessi sempre più di alta frequenza cioè, edonistici, materialistici, commerciali e di potere. Cioè a dire che i valori “prepolitici” di Massimo Fini non fanno più definitivamente testo, non sono più costituenti della nostra cultura. La democrazia è finita perché inumana da un lato, in quanto prodotto di una concezione razionalistica dell’uomo e anche perché la sua nuce sentimentale, cioè il suo bisogno di lealtà non è più nei nostri opulenti corpi. Ma gli uomini non sono ratione sono sentimenti, carne ed estetica. Da lì creano il razionale, non viceversa.  In questo spazio qualche spunto per dare voce ai nostalgici di umanesimo. 
 
17.bene disperato 280613

"…compresa la sopravvivenza stessa di questo governo." Così conclude questo signore, vicedirettore di La Repubblica.
Con nonchalances lo dice come monito conclusivo del suo intervento di ieri su repubblica.it Lo dice con teatralità perché non si perda neppure un zic dell´importanza e della tenzone che vuole richiamare in tutti. E fa bene.  
 
E fa disperare.
Quando il M5S non ha perso opportunità per non legarsi in alcun modo ai teatranti della politica, da ovunque venissero, mai monito dello stesso tipo è stato pronunciata a suo favore. Mai direttori e vicedirettori e giornalisti quasi tutti avevano visto che era opportuno rinunciare a costituire una maggioranza come invece Giannini ritiene sia importante oggi fare nei confronti del Silvio, delle sue strategie, delle eventualità in questione. Ma è una preoccupazione, quella di Giannini soprattuto politica. Dell´aspetto etico non si interessa, se non in seconda eventuale battuta. Se l´etica fosse stata prioritaria non verrebbe oggi a dirci e darci il suo preoccupato consiglio. È disperante che oggi Giannini, direttori, vicedirettori e giornalisti quasi tutti, arrivino a proporre e preferire una caduta del governo per un motivo tanto - è vero - sconcertante, quanto prevedibile, da mettere in conto. Ma è soprattutto di relativo poco valore se comparato con la politica, il rinnovamento della politica del M5S. La decrescita, l´ambiente, il debito pubblico, le banche, la pubblicità, la qualità della vita, la sanità, la corruzione, il costo della politica. Per ridurre il rischio di trovarsi coinvolti in do-ut-des che non hanno nulla a che vedere con il loro spirito, il M5S ha - fin da subito - tagliato i ponti con ogni possibilità di formare un governo. Fin da subito è come se avesse visto quello che il Massimo vede oggi. È come se avesse preferito fin da subito seguire il consiglio di Giannini, ma per ben altri motivi.
 
Quelli che ha sempre dimostrato di non aver, non solo capito ma, neppure sfiorato di intendere. Perché concentrarsi sennò cosi tanto su aspetti che nulla hanno a che vedere con i contenuti, con le potenzialità di rinnovamento che quei deputati "incompetenti" - a sentire Giannini - stanno cercando di offrire a tutti? Perché dedicarsi a denigrare sennò, se solo c´avesse intuito qualcosa.


 

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