fine democrazia
così almeno come ce l´hanno presentata o, quantomeno, come l´abbiamo concepita e finora vissuta, la democrazia non esiste più. Quanto abbiamo creduto contenesse non è stato riscontrato. E’ vero, schiavi e despota non ci sono più - per modo di dire - sempre che tv, informatizzazione, burocrazia e capitalismo non li abbiano egregiamente sostituiti. Corruzione materiale e morale hanno cariato le fondamenta del grande sogno egualitario. (Gli anarchici lo sapevano da mo’). L´incastellatura d’apparenza che ancora regge è abitata dalla politica commerciale che ha come ideali - bene che vada - un progresso legato al Pil e una curva verso l´alto che vorrebbe dimostrare un benessere strettamente vincolato all’accumulo.  Ma c’è un procedere che si avvale del sentire in sede del più rinomato sapere. L’epoca razionalistica, eleggendo a supremo e a dogma la sua verità tecnologica e scientista, sta mostrando il suo inumano limite. Come dice Bauman, nella sua società liquida le appartenenze corrispondono ad interessi sempre più di alta frequenza cioè, edonistici, materialistici, commerciali e di potere. Cioè a dire che i valori “prepolitici” di Massimo Fini non fanno più definitivamente testo, non sono più costituenti della nostra cultura. La democrazia è finita perché inumana da un lato, in quanto prodotto di una concezione razionalistica dell’uomo e anche perché la sua nuce sentimentale, cioè il suo bisogno di lealtà non è più nei nostri opulenti corpi. Ma gli uomini non sono ratione sono sentimenti, carne ed estetica. Da lì creano il razionale, non viceversa.  In questo spazio qualche spunto per dare voce ai nostalgici di umanesimo. 
 
23.fragile urlo 191213

a parte i commenti su Grillo, condivido le considerazioni di Ezio. (Grillo non sta buttando l´opportunità che il successo di voti gli ha donato. Non è quindi co-responsabile della non ripresa del Paese. No, perché Grillo se entrasse nel gioco, con le attuali norme e logiche, sa che il movente di aggregazione che lo ha fatto vincere, verrebbe - per quanto con il tempo - disgregato. Sa, come il mullah Omar, che permettere di guardare la tv, significa avviare il minamento dei fondamenti sui quali insiste una cultura, una concezione del mondo, della vita, di sé.
Come Omar, Beppe dunque sta alla larga da quella fantomatica possibilità di responsabilità che "tutti" gli addebitano di non essersi assunto. Sta alla larga perché sa che con gli strumenti del sistema non si cambia il sistema.
 
Personalmente sono convinto che Ezio sia consapevole di questa prospettiva. Lo ritengo quindi un tentato furbo. Da denunciare e condannare. In quanto, perpretare l´idea di un Grillo irresponsabile è semplicemente sbagliato, politicamente strumentale, intellettualmente fuorviante, umanamente tipico di ciò che Grillo non condivide.)
 
Condivido le parole di Ezio, parentesi a parte, perché finalmente accenna alla catastrofe. Lo fa da direttore di un giornale a grande tiratura. Usa quindi il primo livello di espressione. Usa "fragile". Non trova opportuno - e forse è da condividere - impiegare "treno in velocità a pochi passi dal baratro", tanto per citare Giulietto Chiesa e molti altri meno costretti alla cautela di Ezio. "L´Italia è infragilita" dice. 
Caro Ezio come può una struttura fragile rinascere impiegando le medesime tossiche medicine che l´hanno ridotta qui?
 
Caro Ezio, un ex grande giornale potrà mai rinascere prima di essere cenere, puntanto ancora tutto su una architettura che non regge il peso di ciò che le è stato caricato?
 
Comunque grazie. Chi ha orecchie, sentendo il tuo "fragile" non perderà il tuo prossimo intervento. Ma come sai la questione è fragile, se deludi tornerai a scrivere urlando il tuo pil, la tua ripresa, la tua politica e il tuo Berlusconi. Lo farai urlando e nessuno, di quelli che, della fragilità sono felici, ti ascolterà più. 
 
l´urlo fragile di Ezio


 

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