aggiornamento del modo
alcuni segnali dimostrano che da qualche tempo anche le istituzioni stanno prendendo consapevolezza che la dimensione materiale legata al solo momento economico è disumana. Altri danno conferma piena che la corsa verso il baratro è inarrestabile.
 
33.il paradigma mancato 270514

prendo spunto dall´interessante articolo di Simone Boscali per esprimere qualche considerazione prepolitica.
 

Considerazioni per un matrimonio umano

Gli uomini sono solo terminali della natura. Non hanno volontà. Quella che hanno è limitata alle esigenze che vivono. Queste dipendono anche dalle consapevolezze di cui dispongono. Come terminali della natura esprimiamo il flusso di sentimenti che sciama tra l’umanità affinché l’equilibrio generale sia mantenuto. Affinché la natura possa sopravvivere. Come si spiegherebbe altrimenti la costanza delle percentuali dei due sessi tra tutte le specie nonostante non ci sia alcun umano controllo, alcuna umana volontà in merito? 

È una premessa per connotare diversamente dall’usuale il criterio con cui guardiamo chi si comporta diversamente da noi. Con facilità di giudizio distinguiamo il giusto dallo sbagliato. Un processo al quale non è facile sottrarsi ne emanciparsi e forse anche un processo necessario alla sopravvivenza, in questo caso, ineludibile. 

La prevaricazione della cultura razional-scientista agisce su gran parte delle situazioni della vita dell’uomo occidentale. Questa, rappresenta una spiegazione a quella tendenza a giudicare gli altri come se noi fossimo assisi a vedere la realtà che passa come un film. Affermando una presa di distanza moralistica dal nostro prossimo che ha agito diversamente da noi, stiamo attribuendogli facoltà che di fatto non possiede. Egli, il prossimo ha agito secondo l’ultima esigenza esperita, quella che, ritiene, tende a produrre un futuro idoneo ai suoi interessi. Da questo punto di vista, più che stupido, sembrerebbe acuto. Non solo. Se guardiamo l’architettura del nostro comportamento per le nostre scelte, troveremmo che è identica alla sua. 

Assecondando queste premesse, si genera uno stimolo a avviare un processo di riconoscimento che le cause, la questione, non si risolve nel giudizio che ci arroghiamo il diritto di esprimere verso altri. La questione sta nel riconoscere che esigenze e consapevolezze determinano il comportamento assai di più di quanto non possa credere di permettersi la ratione. Senza scordare che la catena di realtà che ci attraversa, in gran parte insaputa, tende a determinare la nostra azione. Questa non sta nelle poche argomentazione di un analista, e forse neppure in quelle del poeta.

Le recenti elezioni europee erano il momento ottimale, rispetto a quanto finora espresso dalla storia, per affermare il cambiamento del paradigma. Lo stesso dovevano aver pensato le Brigate rosse al loro tempo. I risultati delle votazioni non hanno confermato quell’ipotesi che molti di noi credevano scontata. La perdita di punti percentuali di M5S lo racconta. Racconta che alle ultime politiche di febbraio 2012 una parte importante di adesioni era firmata da coloro stanchi della politica, della riduzione di abbondanza, disponibili alla risata, poco informati, ma per niente consapevoli di cosa bruciava nella fiaccola del M5S. Alle europee dell’altro ieri, se la sono data a gambe, impauriti dalle stesse battute per le quali avevano finora fatto crasse risate. Non se la sono sentita di votare qualcosa che effettivamente alzasse il rischio di cambiare il paradigma. Hanno preferito mantenersi in una posizione più rassicurante. E come scritto, del tutto identica a quella operata da noi. 

Accreditando anche questa prospettiva a spiegazione parziale delle cose alle quali stiamo assistendo, diventa necessario dedicarsi al punto che genera la separazione dei comportamenti. Potremmo chiamarlo gradiente di consapevolezza. Ci sarebbe anche la versione umanistica della prova del 9. Si potrebbe chiedere a chi ha lasciato a piedi la corsa del M5S quale consapevolezza ha del valore della decrescita (al momento entro questo unico concetto sta un crogiolo di valori ancora sommersi), dell’ecologia profonda, del problema demografico mondiale, della concezione capitalistica della società, della coercizione inconsapevole con la quale andiamo fieri di avere una Mercedes, del problema dell’alimentazione e della salute delegata, dei cartelli delle multinazionali, della dispersione dello Stato tra i corridoi dei poteri economici, del prolungamento dell’agonia che il loro voto comporterà, perché nessun governo dedicato alla crescita, cioè tarato secondo i cardini che hanno retto la storia finora, potrà disinnescare la bomba della povertà, della riduzione dei diritti fondamentali, dell’ingiustizia, della disoccupazione, della criminalità organizzata sempre più alla pari con gli ex-Stati, in prospettiva futuri Stati, della Terra come bene finito.

Ipotizzando risultati confortanti da parte dell’immaginario sondaggio, avremmo una sola direzione di lavoro. La comunicazione, diffusione di idee ritenute idonee ad alzare il livello di consapevolezza affinché il futuro che loro immaginano possa vere foggia simile a quello che immaginiamo noi.

 

Affinché vedano cosa è implicato in questo attuale paradigma e cosa il paradigma alternativo aspira a realizzare. Una comunicazione è tale quando il dato emesso si coniuga con la biografia del destinatario senza soluzione di continuità. È un aspetto psico-tecnico che va tenuto presente affinché non ci si dia da fare a prolissare di per sé, come se la quantità e l’insistenza avessero da sole attinenza con lo scopo di comunicare. C’è perciò un lavoro da fare su noi stessi. Per riconoscere che i nostri tentativi sono spesso sterili, dunque per riconoscere che parte del problema della comunicazione non riguarda il contenuto, l’oggetto, ma il linguaggio impiegato, il modo e il tempo. Una triade cangiante con il tempo e con l’interlocutore, nonché con il gradiente di maestria dell’emissario. Attraverso la mira della comunicazione si può condividere che la realtà è solo nella relazione. Tutte le altre, di tipo oggettivo - salvo che gli aspetti tecnici, bidimensionali stanno lasciando il tempo che hanno trovato. 

Insieme alla realtà nella relazione, non andrebbe sottovalutato un altro potenziale principio della comunicazione fertile. Le consapevolezze non si trasmettono. Chi ha talento maieutica può tentare di provocarle. Esse sono tali se colui che le esperisce se ne sente il padre. Diversamente siamo nei luoghi comuni. Così come la consapevolezza anche l’esperienza è della stessa natura: non è trasmissibile (salvo quelle tecniche).

La nostra generazione non vedrà troppi effetti della lacerazione in corso. Lo spettacolo esiziale spetterà a quelle future. Ma la cosa, giustamente, non interessa ai piccolo borghesi. Già Pasolini e tanti ancora prima di lui avrebbero risolto il problema. 

 

La chiave, non risolutiva ma qualificata, sta nel coniugare le nostre intenzioni con le loro. Affinché il matrimonio funzioni è necessario riconoscerli come soggetti di pari dignità alla nostra. Così sarà possibile dialogare, trasmettere, emanciparsi. Fare cioè quello già facciamo con chi amiamo. Diversamente, con lo scontro, neppure uno come Pasolini può fare granché.  


 

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