aggiornamento del modo
alcuni segnali dimostrano che da qualche tempo anche le istituzioni stanno prendendo consapevolezza che la dimensione materiale legata al solo momento economico è disumana. Altri danno conferma piena che la corsa verso il baratro è inarrestabile.
 
34.bauman in liquidazione 070614

Che guaio! Anche il grande Zygmunt Bauman, cede sul punto più importante. Getta la spugna seguendo l’onda storica, quella che prevede una realtà oggettiva e separata da noi.

A Napoli, in occasione della Repubblica delle idee, Ezio Mauro gli chiede come si possa trovare la forma del rinnovo sociale. "Sono disorientato come voi, ma il futuro è imprevedibile fino a che non lo facciamo” risponde il sociologo polacco.

Non ci voleva. È un guaio in più.

Se è vero che la società liquida ha  affogato i solchi della tradizione mandando allo sbaraglio le identità che in quei solchi si erano sviluppate; se è vero che la messe di comunicazione, la globalizzazione culturale, la uniformizzazione, hanno dato fiato al vento dell’impermanenza dei valori e di quello che ne consegue, ciò non dovrebbe essere impiegato per credere che la società, come la realtà, stia là, fuori da noi. Eppure Bauman, nella sua risposta, in qualche modo lo sottintende. 

Se la sua concezione della realtà fosse del tutto corrispondente agli uomini che la creano, non sarebbe disorientato.

Non penso sia presunzione affermarlo.

Un uomo consapevole che il suo destino è nelle sue mani, tende a non avere incertezze, anche nelle fasi critiche. Le ha, e tante, se concepisce una realtà che non dipende da lui.

È vero che la risposta di Bauman contiene anche “…fino a che non lo facciamo”, parole che potrebbero inficiare questo ragionamento. Ma non penso lo possano contraddire in quanto fa testo il disorientamento che cita nella prima parte della sua risposta.

Bauman ha lasciato tritare dalla solita concezione della realtà oggettiva, delegata, quella che guardiamo svolgersi come fossimo al davanzale, proprio sul più bello.

Che effetto potente avrebbe avuto sostenere che l’uomo ha tutte le risorse se segue se stesso. Se avesse detto qualcosa in merito alla necessità di assumersi personalmente la responsabilità di come vanno le cose, affinché le cose vadano comunque al meglio di quanto possiamo. Affinché quella realtà che ne scaturirebbe non sarebbe più denigrata e fuggita perché la vivremmo, come è necessario sempre, come nostra, fatta da noi. E che in quel modo si mantiene alta la creatività per migliorarla, e così via.

Come sarebbe stato meglio se Bauman avesse accennato ai cicli della storia facendo così rientrare la cosiddetta crisi in qualcosa di ineludibile, e in qualcosa di necessario alla rinascita.

Come sarebbe stato meglio dire una parola rivoluzionaria, piuttosto che adagiarsi a fare la voce del coro.

 

Forse è concentrato sulla critica. Forse è identificato con la critica sociale che la sua società liquida ha sinteizzato. Forse non è quello di Bauman il pensiero utile per andare oltre.

Restare sulla criitca è restare.


 

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